Il caffè, nero e bollente, si è intrufolato tanti secoli fa nella giornata degli italiani

Una pausa caffè, in Italia, non si nega a nessuno.

Persino se siete in fila allo sportello e di fronte all’assenza di chi dovrebbe assistervi, vi dicono – scusi, é andato un attimo a prendersi un caffettino – ebbene anche se un po’ infastiditi riuscite ad essere comprensivi, perché un caffè in Italia non si nega a nessuno, arrivando ad essere “sospeso” e prepagato in una generosa cultura partenopea dove, nei bar, si offre ad un futuro fortunato prossimo avventore.

Da dove viene il caffè?

Il caffè che crea un rito così potente é probabilmente una delle poche cose che mette d’accordo tutti, eppure qui da noi non si coltiva.
Arriva da lontano, da un’Etiopia sconosciuta e misteriosa, trasportato e diffuso durante un Medioevo di crociate e scambi, viaggiando su leggende che qualche volta vedono Maometto che riceve in dono da un angelo questa bevanda nera come la sacra pietra nera o capre che mangiano queste bacche rosse e poi corrono tutta la notte eccitate e felici, mettendo in sospetto un pastore curioso che decide di provarle in infusione.

E questo nome, storpiato e veicolato da Turchi e Dervishi, ha però un senso quando si scopre che l’inizio di tutto ciò nasce nella città etiope di Caffe, sigillando per sempre dubbi su origini e leggende e diventando praticamente intraducibile visto che si pronuncia più o meno così, in tutto il mondo.
Corroborante, tonico, energizzante, profumato e semplice da preparare, fa presto a farsi amare, in una Venezia rinascimentale curiosa e alla moda, dove aprirá la prima caffetteria in Italia e che per questo diventerà famosa e icona del caffè in tutto il mondo ma anche per il rivoluzionario modo di preparalo con macchine che declinano il gusto e il profumo dell’infuso in una crema ricca e morbida, dove il gusto originario della bacca del caffè, viene concentrato in un “ristretto” espresso, come solo noi italiani sappiamo fare.
E se poi a dirlo sarà Casanova, il gioco é fatto, perché ai tanti pregi nutrizionali si arricchisse di una valenza legata ai riti dell’amore e del piacere.

Nessuno da quel tempo in poi, vorrà privarsene di una tazzina tutti i giorni e quando anche Pellegrino Artusi incuriosito da una storia di contaminazioni e cultura, scoprirà che il luogo dove si beve il miglior caffè del mondo é nello Yemen nella città di Mokha, anche l’italianissima amata macchinetta del caffè casalingo troverà uno dei nomi più famosi nel mondo per diventare per sempre la nostra quotidiana moca.

Un intrinseco messaggio di pace

Caffè, nero bollente, simbolo di intrecci e civiltà dei popoli del Mediterraneo, tiene unite così tante diverse culture perché in tutto il mondo significa accoglienza, empatia, momento di piacere e pausa e forse anche per questo suo intrinseco messaggio di pace, a noi piace così tanto.